Quando si parla di incentivi per agrivoltaico, ci riferiamo ad un impianto fotovoltaico che adotta particolari soluzioni per preservare la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale sul sito di installazione.

Per favorirne la diffusione, il Governo ha previsto incentivi e contributi sull’investimento a valere sul PNRR, oltre che a varie agevolazioni dal punto di vista autorizzativo. Ne abbiamo già parlato a questo link.

E’ quindi una grande occasione per le aziende agricole che possono integrare il proprio reddito con una componente fissa legata alla produzione di energia elettrica sui propri terreni. Ma quali sono i requisiti da soddisfare per rientrare nella definizione di agrivoltaico? Le nuove linee guida del MiTE, attualmente in consultazione, iniziano a fare chiarezza, definendo i requisiti da rispettare.

REQUISITO A: un Impianto Agrivoltaico deve consentire l’integrazione fra attività agricola e produzione elettrica e valorizzare il potenziale produttivo di entrambi i sottosistemi.

Ciò è rispettato se:

  • almeno il 70% della superficie totale del sistema agrivoltaico sia destinata all’attività agricola, nel rispetto delle Buone Pratiche Agricole (BPA) definite in attuazione di quanto indicato al comma 1 dell’art. 28 del Reg. CE n. 1750/99 e di quanto stabilito al comma 2 dell’art. 23 del Reg. CE 1257/99, nell’ambito dei piani di sviluppo rurale.
  • Il rapporto tra la superficie totale di ingombro dell’impianto agrivoltaico (Spv) – intesa come la somma delle superfici individuate dal profilo esterno di massimo ingombro di tutti i moduli fotovoltaici costituenti l’impianto (superficie attiva compresa la cornice) – e la superficie totale occupata dal sistema agrivoltaico (S tot) è minore o uguale al 40%

REQUISITO B: un Impianto Agrivoltaico deve garantire la produzione sinergica di energia elettrica e prodotti agricoli e non compromettere la continuità dell’attività agricola e pastorale;

Per quanto riguarda la continuità dell’attività agricola è necessario mantenere o migliorare:

  • l’indirizzo produttivo, in termini di valore economico. Ad esempio un eventuale riconversione dell’attività agricola da un indirizzo intensivo (es. ortofloricoltura) ad uno molto più estensivo (es. seminativi o prati pascoli), o l’abbandono di attività caratterizzate da marchi DOP o DOCG, non soddisfano il criterio di mantenimento dell’indirizzo produttivo
  • la resa della coltivazione, in €/ha o €/UBA (Unità di Bestiame Adulto), confrontandolo con il valore medio della produzione agricola registrata sull’area destinata al sistema agrivoltaico negli anni solari antecedenti, a parità di indirizzo produttivo. In assenza di produzione agricola sull’area negli anni solari precedenti, si potrebbe fare riferimento alla produttività media della medesima produzione agricola nella zona geografica oggetto dell’installazione. In alternativa è possibile monitorare il dato prevedendo la presenza di una zona di controllo che permetterebbe di produrre una stima della produzione sul terreno sotteso all’impianto.

È necessario inoltre garantire una Producibilità elettrica minima: una soluzione agrivoltaica deve avere almeno il 60% della producibilità di una soluzione standard.

REQUISITO C: un Impianto Agrivoltaico deve adottare soluzioni integrate innovative con moduli elevati da terra

A questo proposito è possibile distinguere tre tipologie di impianto:

TIPO 1) la coltivazione avviene tra le file dei moduli fotovoltaici, e sotto a essi: integrazione massima

TIPO 2) la coltivazione avviene tra le file dei moduli fotovoltaici, e non al di sotto di essi: integrazione media

TIPO 3) La coltivazione avviene tra le file dei moduli fotovoltaici, disposti verticalmente. L’altezza minima dei moduli da terra influenza il possibile passaggio di animali

L’altezza minima, misurata con i moduli collocati alla massima inclinazione tecnicamente raggiungibile, è di:

  • 3 metri nel caso di attività zootecnica (altezza minima per consentire il passaggio con continuità dei capi di bestiame);
  • 1 nel caso di attività colturale (altezza minima per consentire l’utilizzo di macchinari funzionali alla coltivazione).

REQUISITO D: in un impianto Agrivoltaico si deve monitorare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate;

Per quanto riguarda il monitoraggio del risparmio idrico, questo può essere svolto, ad esempio, tramite una relazione triennale redatta da parte del produttore, che tenga conto di:

  • auto-approvvigionamento: l’utilizzo di acqua può essere misurato dai volumi di acqua dei serbatoi/autobotti prelevati attraverso pompe in discontinuo o tramite misuratori posti su pozzi aziendali o punti di prelievo da corsi di acqua o bacini idrici, o tramite la conoscenza della portata concessa (l/s) presente sull’atto della concessione a derivare unitamente al tempo di funzionamento della pompa;
  • servizio di irrigazione: l’utilizzo di acqua può essere misurato attraverso contatori/misuratori fiscali di portata in ingresso all’impianto dell’azienda agricola e sul by-pass dedicato all’irrigazione del sistema agrivoltaico, o anche tramite i dati presenti nel SIGRIAN;
  • misto: il cui consumo di acqua può essere misurato attraverso la disposizione di entrambi i sistemi di misurazione suddetti
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Per quanto riguarda il monitoraggio della continuità dell’attività agricola, ovvero: l’impatto sulle colture, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture o allevamenti e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate, come riportato nei precedenti paragrafi, gli elementi da monitorare nel corso della vita dell’impianto sono:

  1. l’esistenza e la resa della coltivazione;
  2. il mantenimento dell’indirizzo produttivo;

Tale attività può essere effettuata attraverso la redazione di una relazione tecnica asseverata da un agronomo con una cadenza stabilita. Alla relazione potranno essere allegati i piani annuali di coltivazione, recanti indicazioni in merito alle specie annualmente coltivate, alla superficie effettivamente destinata alle coltivazioni, alle condizioni di crescita delle piante, alle tecniche di coltivazione (sesto di impianto, densità di semina, impiego di concimi, trattamenti fitosanitari).

REQUISITO E: in un impianto Agrivoltaico si deve monitorare il recupero della fertilità del suolo, il microclima, la resilienza ai cambiamenti climatici.

In merito al recupero della fertilità del suolo, è importante monitorare i casi in cui sia ripresa l’attività agricola su superfici agricole non utilizzate negli ultimi 5 anni. Il monitoraggio di tale aspetto può essere effettuato nell’ambito della relazione agronomica di cui sopra, o tramite una dichiarazione del soggetto proponente.

Per quanto riguarda il microclima, è possibile utilizzare sensori di temperatura, umidità relativa e velocità dell’aria unitamente a sensori per la misura della radiazione posizionati al di sotto dei moduli fotovoltaici e, per confronto, nella zona immediatamente limitrofa ma non coperta dall’impianto. In particolare, il monitoraggio potrebbe riguardare:

  • la temperatura ambiente esterno (acquisita ogni minuto e memorizzata ogni 15 minuti) misurata con sensore (preferibile PT100) con incertezza inferiore a ±0,5°C;
  • la temperatura retro-modulo (acquisita ogni minuto e memorizzata ogni 15 minuti) misurata con sensore (preferibile PT100) con incertezza inferiore a ±0,5°C;
  • l’umidita dell’aria retro-modulo e ambiente sterno, misurata con igrometri/psicrometri (acquisita ogni minuto e memorizzata ogni 15 minuti);
  • la velocità dell’aria retro-modulo e ambiente esterno, misurata con anemometri.

I risultati di tale monitoraggio possono essere registrati, ad esempio, tramite una relazione triennale redatta da parte del proponente.

E’ necessario poi monitorare la resilienza ai cambiamenti climatici:

  • in fase di progettazione: il progettista dovrebbe produrre una relazione recante l’analisi dei rischi climatici fisici in funzione del luogo di ubicazione, individuando le eventuali soluzioni di adattamento;
  • in fase di monitoraggio: il soggetto erogatore degli eventuali incentivi verificherà l’attuazione delle soluzioni di adattamento climatico eventualmente individuate nella relazione di cui al punto precedente (ad esempio tramite la richiesta di documentazione, anche fotografica, della fase di cantiere e del manufatto finale).

Gli impianti agrivoltaici possono ottenere gli incentivi e i contributi previsti dal DL Semplificazioni solo se rispecchiano i requisiti di cui sopra, sintetizzati nella seguente tabella:

Definizioni Requisiti da rispettare Tipologia Altezze minime
Impianto agrivoltaico A, B, D Tipo 2
Impianto agrivoltaico avanzato, meritevole di accedere agli incentivi previsti dal art. 65, comma 1-quater e 1-quinquies, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1

 

A, B, C, D Tipo 1 e 3 ·       1,3 metri nel caso di attività zootecnica

·       2,1 metri nel caso di attività colturale

 

Impianto agrivoltaico innovativo, meritevole di accedere ai contributi previsti dal PNRR A, B, C, D, E Tipo 1 e 3
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Possono essere interessati all’agrivoltaico le imprese agricole, al fine di contenere i costi di produzione, oppure ATI tra utilities e agricoltori

I promotori dell’agrivoltaico appartengono principalmente alle due categorie seguenti:

  • Soggetto A: Impresa agricola (singola o associata), che realizza il progetto al fine di contenere i propri costi di produzione, utilizzando terreni agricoli di proprietà. In tal caso, è ipotizzabile il mantenimento dell’attività agricola prevalente ai fini PAC. Ciò può essere accertato verificando che il fatturato dell’energia prodotta (che si configura come attività connessa, cioè complementare ed accessoria alla produzione agricola principale) non superi il valore della produzione agricola, affinché venga mantenuto lo status di imprenditore agricolo, nel rispetto della normativa vigente in tema di definizione della figura dell’imprenditore agricolo e delle attività agricole (D.lgs. 18 maggio 2001, n. 228 – Orientamento e modernizzazione del settore agricolo). L’azienda agricola sarà interessata a utilizzare quota parte dell’energia prodotta e potrà impegnarsi anche nella realizzazione di investimenti ulteriori e collegati all’agrivoltaico e che si avvantaggiano della produzione di energia (elettrificazione dei consumi) o utilizzano le strutture dei moduli fotovoltaici (solo a titolo di esempio: agricoltura di precisione, irrigazione di precisione, investimenti in celle frigorifere/sistemi di refrigerazione, impianti di riscaldamento delle serre).
  • Soggetto B: Associazione Temporanea di Imprese (ATI), formata da imprese del settore energia e da una o più imprese agricole che, mediante specifico accordo, mettono a disposizione i propri terreni per la realizzazione dell’impianto agrivoltaico. Le imprese agricole saranno interessate a utilizzare quota parte dell’energia elettrica prodotta per i propri cicli produttivi agricoli, anche tramite realizzazione di comunità energetiche. Anche in tal caso, come nel precedente, è ipotizzabile che gli imprenditori agricoli abbiano interesse a mantenere l’attività agricola prevalente ai fini PAC.

E’ possibile mantenere gli incentivi PAC fermo restando l’utilizzo prevalente per l’attività agricola.

Ai sensi del regolamento (UE) n. 1307/2013, e in particolare dell’articolo 32 (Attivazione dei diritti all’aiuto), paragrafo 3, riguardante gli ettari ammissibili al sostegno PAC, è consentito, previa comunicazione preventiva all’organismo pagatore competente, svolgere un’attività non agricola purché quest’ultima rispetti tutte le seguenti condizioni:

  1. non occupi la superficie agricola interferendo con l’ordinaria attività agricola per un periodo superiore a sessanta giorni;
  2. non utilizzi strutture permanenti che interferiscano con lo svolgimento dell’ordinario ciclo colturale;
  3. consenta il mantenimento di buone condizioni agronomiche e ambientali.

L’installazione di impianti agrivoltaici si pone come possibile soluzione per il rispetto dei requisiti suddetti. D’altronde, ai fini della conservazione della PAC, va considerata l’ipotesi che, da un punto di vista reddituale e in base alle scelte imprenditoriali, l’attività agricola diventi marginale rispetto all’attività economica legata alla produzione di energia fotovoltaica, con quest’ultima che potrebbe rappresentare l’attività economica principale del beneficiario. In particolare, va tenuto conto del fatto che l’importo annuo dei pagamenti diretti, vale a dire della sola componente di sostegno al reddito degli agricoltori garantita dalla politica agricola comunitaria (PAC), deve essere almeno pari al 5 % dei proventi totali ottenuti da attività non agricole nell’anno fiscale più recente per cui sono disponibili tali prove.

Le colture più adatte per l’agrivoltaico sono quelle per le quali l’ombreggiatura ha effetti positivi sulle rese quantitative come ad es. patata, luppolo, spinaci, insalata, fave.

Con riguardo alla compresenza dell’attività agricola con gli impianti fotovoltaici, alcuni studi, condotti in Germania, hanno infatti riportato una prima valutazione del comportamento di differenti colture sottoposte alla riduzione della radiazione luminosa. E’ possibile quindi distinguere:

  • “colture non adatte”: piante con un elevato fabbisogno di luce, per le quali anche modeste densità di copertura determinano una forte riduzione della resa come ad es. frumento, farro, mais, alberi da frutto, girasole, ecc..;
  • “Colture poco adatte” ad es. cavolfiore, barbabietola da zucchero, barbabietola rossa;
  • “Colture adatte”, per le quali un’ombreggiatura moderata non ha quasi alcun effetto sulle rese (segale, orzo, avena, cavolo verde, colza, piselli, asparago, carota, ravanello, porro, sedano, finocchio, tabacco);
  • “Colture mediamente adatte” ad es. cipolle, fagioli, cetrioli, zucchine;
  • “Colture molto adatte”, ovvero quelle per le quali l’ombreggiatura ha effetti positivi sulle rese quantitative come ad es. patata, luppolo, spinaci, insalata, fave.
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Potranno esistere delle premialità ai fini dell’accesso ai contributi previsti dal PNRR per l’agrivoltaico.

La misura del PNRR su cui si è aperta la consultazione è quella della Missione 2, Componente 2, Investimento 1.1 “Sviluppo Agrovoltaico” del Piano, che prevede di incentivare con contributi a fondo perduto fino al 40% la realizzazione di impianti agrovoltaici.

Nelle linee guida sono suggerite possibili premialità in caso di:

  • OTTIMIZZAZIONE DELLE PRESTAZIONI DEL FOTOVOLTAICO attraverso ad esempio l’Impiego di moduli ad alta efficienza o la massimizzazione dell’autoconsumo
  • OTTIMIZZAZIONE DELLE PRESTAZIONI AGRICOLE
    • Configurazioni spaziali dei moduli fotovoltaici studiate ad hoc per specifiche esigenze colturali
    • Impiego di moduli semitrasparenti
    • Impiego di dispositivi fotovoltaici spettralmente selettivi
    • Adozione di indirizzi produttivi economicamente più rilevanti e capaci di incrementare il fabbisogno di lavoro
    • Adozione di soluzioni volte all’ottimizzazione della risorsa idrica (convogliatori, serbatoi, distributori localizzati, sistemi di automazione e combinazioni applicabili)
  • MIGLIORAMENTO DELLE QUALITA’ ECOSISTEMICHE DEI SITI
    • Impiego di sistemi ed approcci volti al miglioramento della biodiversità dei siti
    • Impiego di sistemi ed approcci volti al miglioramento della qualità dei suoli
    • Attenzione all’integrazione paesaggistica dei sistemi agrivoltaici

Il costo degli impianti agrivoltaici è superiore a quello delle soluzioni tradizionali.

Complessivamente, a partire dai circa 750 €/kW per gli impianti di tipo tradizionale (800 €/kW con inseguimento monoassiale, single tracker) si arriva a circa 1.200 €/kW per sistemi a colture seminative (con variabilità di circa 375 €/kW) e 950 €/kW per sistemi a colture permanenti (con variabilità di circa 270 €/kW). Mediamente si ha dunque, rispetto a un impianto tradizionale, un incremento del 60% per un sistema a colture seminative, e del 25% nel caso di un sistema a colture permanenti.

Bisogna però segnalare che il mercato oggi è fortemente volatile, quindi sono valori da prendere con le pinze!

Si ha invece una riduzione del costo di O&M del 13% rispetto a un impianto tradizionale.

E’ infatti minore la necessità di sfalci e potature, che sono già incluse nell’attività agricola, anche se è necessario prevedere un maggiore costo per la riparazione dei mezzi agricoli e delle assicurazioni annuali.


Se hai un terreno inutilizzato o se pensi che l’agrivoltaico non faccia per te per via delle complessità e rischi di gestione, puoi valutare di cedere il diritto di superficie del tuo terreno (in genere per trenta anni) ad una società specializzata in questo tipo di attività.

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