Autoconsumo collettivo e comunità energetiche: con la conversione in legge del Decreto Milleproroghe, la transizione verso le rinnovabili in Italia fa un ulteriore altro passo in avanti. Con le nuove configurazioni, gli impianti a fonti rinnovabili possono fornire energia a più utenze (prima era consentito soltanto il rapporto 1 a 1 tra produttore e consumatore).

Un po’ di storia

A Dicembre 2018, con la Direttiva RED II, “Renewable Energy Directive 2018/2001”, l’Unione Europea impone agli stati membri di agevolare gli “«Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente» e le «REC», le Renewable Energy Community.

Poi, a Giugno 2019, con la Direttiva EMD II, “Directive on common rules for the internal market for electricity 2019/944”, l’Unione Europea fa un ulteriore passo avanti introducendo i «CEC» , ovvero le Citizen Energy Community: associazioni di cittadini, amministrazioni comunali o piccole imprese hanno il diritto di possedere e gestire reti di distribuzione.

La Direttiva RED II viene finalmente recepita con l’art. 42bis del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 (coordinato con la legge di conversione 28 febbraio 2020, n. 8), che introduce in Italia i gruppi di autoconsumo collettivo e le Comunità energetiche, fino ad oggi di fatto vietate.

Ad Aprile 2020 la DCO ARERA 112/2020/R/EEL definisce i meccanismi di regolazione delle partite economiche legate ad autoconsumo collettivo e REC.

Il 15 settembre, il MISE ha dato il via alla sperimentazione delle configurazioni di autoconsumo collettivo e delle comunità energetiche, introducendo interessanti incentivi.

La legge quindi introduce due nuove tipologie di soggetti: gli Autoconsumatori Collettivi e la Comunità Energetiche

Il caso più semplice di Autoconsumo Collettivo può essere un condominio o un centro commerciale: è un unico cliente finale, titolare di un unico punto di connessione alla rete, che opera in siti “ubicati entro confini definiti”, nel cui ambito l’energia rinnovabile viene prodotta e condivisa dai soggetti presenti entro tali confini. Possono partecipare all’Autoconsumo collettivo sia privati cittadini che imprese (non produttrici di energia). È anche previsto che formalmente possa essere un soggetto terzo a rappresentare l’Autoconsumatore, come per esempio una Energy Service Company.

Un esempio di Comunità Energetica può essere invece un quartiere, un insediamento produttivo o un piccolo paese. Si parla quindi di più clienti finali con più punti di connessione alla rete, collegati però attraverso la stessa cabina di trasformazione a media/bassa tensione da cui la comunità energetica preleva anche l’energia di rete. In questo caso una comunità di energia rinnovabile, pur potendo essere composta anche da privati, oltre che da aziende, amministrazioni pubbliche, terzo settore, ecc., deve configurarsi necessariamente come soggetto giuridico autonomo.

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Introdotti nuovi incentivi per facilitare la creazione di autoconsumo collettivo e comunità energetiche

Nell’ambito del periodo di sperimentazione promosso dal MISE per Autoconsumo collettivo e comunità energetiche, l’energia condivisa all’interno delle nuove configurazioni sarà soggetta ai seguenti incentivi:

  • 100 € per MWh autoprodotto e immediatamente consumato nel caso dell’autoconsumo collettivo
  • 110 € per MWh autoprodotto e immediatamente consumato da parte della comunità energetica.

In entrambi i casi l’incentivo avrà una durata di 20 anni. Il GSE è l’ente individuato dalla legge per erogare le tariffe incentivanti.

L’accesso agli incentivi nei casi di autoconsumo collettivo e comunità energetiche è diretto: non ci saranno pre-qualifiche da fare né bandi o graduatorie, ma sarà sufficiente fare richiesta al GSE, una volta realizzata la configurazione, per accedervi.

Al momento l’accesso agli incentivi per comunità energetiche e autoconsumo collettivo formalmente sarà aperto per poco meno di un anno, poiché il decreto scadrà “entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva (UE) 2018/2001” previsto entro il Giugno 2021. Il recepimento della direttiva stessa però integrerà tali incentivi, sostanzialmente senza provocare interruzioni o stravolgimenti per l’erogazione dei benefici nel passaggio fra i due diversi provvedimenti.

Il GSE deve comunque ancora emanare il proprio regolamento operativo e finché non lo farà i nuovi incentivi saranno di fatto in standby.

Gli incentivi del MiSE a favore di autoconsumatori collettivi e comunità energetiche sono cumulabili con la detrazione fiscale del 50% per le ristrutturazioni e con il nuovo Superbonus del 110%.  Non lo sono invece con gli incentivi previsti dal Decreto FER1.

In quest’ultimo caso però, solo per la quota di potenza dell’impianto superiore a 20 kWp e fino a 200 kWp.Nel caso di un impianto da 20 kWp, pertanto, il condominio dovrà scegliere fra superecobonus  110% e incentivi del MiSE.

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Non serve P. IVA per l’esercizio di impianti in autoconsumo collettivo o comunità energetiche

Con il DL Rilancio è stato stabilito che, nel caso di autoconsumo collettivo o comunità rinnovabile, l’esercizio di impianti fino a 200 kWp non costituisce “attività commerciale abituale”. Ciò vuol dire che per gestire i proventi degli incentivi all’impianto rinnovabile, non si dovrà aprire una partita IVA e avviare una gestione fiscale ad hoc.

Consideriamo un condominio con 8 unità abitative che installi un impianto fotovoltaico da 20 kWp sul proprio tetto..

L’impianto sarà collegato al contatore condominiale, tutti gli altri contatori non saranno toccati. Supponiamo che questo impianto, al sud, produca 28 MWh all’anno.

Supponiamo inoltre un consumo elettrico delle 8 famiglie durante le ore diurne pari a 10 MWh. Ipotizziamo inoltre che le utenze condominiali (luci, ascensori, cancelli carrabili, ecc.), associate al contatore condominiale, consumino ulteriori 2 MWh durante il giorno. L’energia incentivata dal GSE sarà quella “condivisa”: cioè prodotta dall’impianto fotovoltaico, immessa nella rete pubblica e prelevata dalla rete da parte dei partecipanti all’autoconsumo collettivo contestualmente a quando viene prodotta, “al netto della sola energia elettrica prelevata” per la quale “non sono applicate le componenti tariffarie di trasmissione e distribuzione”, come recita il decreto.

Avremo quindi i seguenti benefici:

  • Risparmio sull’autoconsumo diretto di 2 MWh dell’utenza condominiale cui è fisicamente allacciato l’impianto: 775€ (valutato con corrispettivi tariffari 2019 del servizio di maggior tutela per utenze non residenziali con potenza contrattuale >16,5 kW).
  • Incentivo MiSE pari a 100€/MWh x l’energia condivisa pari a 10 MWh = 1000 €
  • Rimborso oneri ARERA di 9,12€/MWh x 10 MWh di energia condivisa = 73,95€ (valutato con formula Cac Allegato A delibera 318/2020).
  • Vendita energia immessa in rete a prezzo di mercato pari a 50,74€ x 26 MWh () = 1.319,24€ (Vendita energia a prezzo zonale CSUD).

Ricapitolando, avremo un beneficio annuo di circa 3.168,19 € con tempi di ritorno dell’investimento intorno agli 8 anni, che si ridurrebbero nel caso in cui si applicasse la detrazione del 50% all’investimento.

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Nel caso in cui si installasse anche un sistema di accumulo, la quota di energia condivisa potrebbe aumentare ulteriormente (si potrebbe utilizzare l’energia prodotta dal fotovoltaico anche fuori dalle ore diurne) con un conseguente aumento dei benefici, che andrebbero a compensare il maggiore esborso fatto per il sistema di accumulo.

Gli incentivi verranno versati ad un referente unico

Il condominio dovrà nominare un referente unico (può essere ad esempio l’amministratore) che dovrà fare apposita comunicazione di accesso agli incentivi presso il Gestore dei Servizi Energetici (GSE).

Il GSE si interfaccerà soltanto con il referente del condominio provvedendo ad accreditargli il valore dell’incentivo per l’energia condivisa, e a restituire il valore della quota energia e di quella che abbiamo definito “esenzione Arera”, oltre agli introiti della vendita dell’energia non immediatamente autoconsumata.

Sarà poi il condominio a decidere come ripartire questi incentivi: si potrà prendere a riferimento quanto ognuno ha contribuito all’investimento, oppure i millesimi condominiali, oppure i consumi complessivi di ognuno, oppure quanto ognuno ha effettivamente autoconsumato, ecc.

Le 8 famiglie del nostro caso pratico continueranno quindi a ricevere dai loro diversi fornitori e a pagare loro esattamente le stesse bollette che ricevevano e pagavano prima di installare l’impianto. Una volta incassati i benefici, il referente accrediterà ai partecipanti quanto loro dovuto, che andrà ad abbattere i costi della bolletta di ciascuno.

Da notare che in un condominio, anche se qualcuno, per qualunque motivo, non vorrà partecipare all’investimento e far parte della configurazione per l’autoconsumo collettivo, purché firmi una liberatoria, anche l’energia da esso consumata nelle ore di funzionamento dell’impianto vale ai fini del calcolo dell’energia autoconsumata e quindi dell’incentivo.


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